Come sviluppare il potenziale

Quando si parla di sviluppo del potenziale delle persone in azienda, di motivazione e di coinvolgimento, capita spesso di suscitare un po’ di perplessità in particolare nel mondo delle PMI, che rappresentano la stragrande maggioranza delle aziende italiane.

Il fatto di avere persone motivate, coinvolte che  esprimono tutto il loro potenziale sembra che sia visto quasi come un lusso, una cosa in più, ma non un fatto così importante. Le cose importanti sono altre, come la ricerca, i prodotti, il marketing il controllo di gestione e tutto ciò che ha a che fare con l’efficienza dei processi e con lo sviluppo dei mercati.

È importante capire che sviluppare e far esprimere il proprio potenziale alle persone e far lavorare i team nel modo migliore possibile non serve soltanto per creare un buon clima interno all’azienda, ma è fondamentale per la competitività dell’azienda stessa; il clima positivo ne è una conseguenza, non deve essere la leva principale che spinge gli imprenditori ad operare sulle persone.

Riflettiamo un attimo sul concetto di potenziale e proviamo a fare una specie di test. In modo estremamente semplificato possiamo identificare due diversi livelli di potenziale:

  • potenziale espresso;
  • potenziale inespresso.

Ora pensate ai vostri team e, in modo onesto e sincero, provate ad indicare un numero da 0 a 100 che rappresenti il livello di capacità e competenze che ogni vostra persona mette quotidianamente nell’attività professionale. Mentre ci pensate, pensate anche che una persona che mette nell’attività professionale il 70-80% del proprio potenziale è già ad un livello eccelso.

Per avere un paragone ci aiuta il grande K. Blanchard che nel libro Essere Leader rivela che nelle organizzazioni ci sono tre diversi tipologie di persone:

  • i leali e collaborativi ( che sono mediamente il 26%);
  • gli indifferenti ( fanno il loro lavoro senza passione e sono il 55%);
  • i demotivati ( che diffondono e manifestano malcontento e sono il 19%).

Se facciamo due conti, è facile concludere che su 10 persone: 3 (siamo ottimisti) esprimono il loro potenziale all’80%, altri 5 mediamente al 50% e 2 al 30% per una media pari al 55%. Trasformando questi numeri in produttività giornaliera (attività svolta in una giornata standard di 8 ore), scopriamo che se le ore di permanenza in azienda sono 8, quelle efficacemente utilizzate in ottica del raggiungimento degli obiettivi aziendali, sono poco meno di 5.

In sostanza, mantenere lo status quo e non lavorare sullo sviluppo del potenziale genera un costo estremamente significativo per l’azienda che paga per 8 ore, ottenendo la produttività di 5 ore.

Sicuramente Blanchard è un po’ pessimista (sul libro ci sono i parametri utilizzati per la ricerca che ha dato i risultati indicati), o forse gli americani sono un po’ meno bravi di noi, ma voi provate a fare l’esercizio e vedete cosa succede.

Cos’è che limita il potenziale espresso all’interno di una organizzazione?

Il mancato ascolto e coinvolgimento da parte dei capi, l’insoddisfazione, la polemica, il lassismo, la critica, la non condivisione delle linee guida aziendali sono solo alcuni esempi. Un’altra delle cause che limita lo sviluppo ottimale di un’organizzazione è relativa alle persone che esprimono poco del proprio potenziale e per questo meno produttive. Sono proprio questi individui che rappresentano un costo più alto all’azienda rispetto alle persone maggiormente produttive.

Può sembrare fuori tempo parlare di produttività oraria o giornaliera, ma in molte aziende il personale rappresenta uno dei maggiori investimenti messi a bilancio.

Come non tener conto del ritorno di questo investimento?

Sento spesso parlare di metodi per rendere maggiormente efficiente la macchina aziendale, ed ovviamente è giusto mettere attenzione ed investire per arrivare ad avere processi corretti e coerenti con il periodo di estrema attenzione, ma trascurare la mentalità con cui le persone affrontano ed entrano in questi nuovi processi può essere un grosso errore, al punto da rendere inefficaci anche i processi ed i cambiamenti più ragionati e più studiati.

Questo quanto costa all’azienda?

Per ricollegarci all’inizio di questa riflessione, proviamo a cambiare punto di vista e affrontare il tema dello sviluppo del potenziale non legandolo al miglior clima aziendale, ma legandolo strettamente alla competitività aziendale e facciamo un ulteriore esempio:

Se un imprenditore si accorge che una attrezzatura lavora al 60% della capacità, cosa fa?

Convoca il responsabile della produzione e PRETENDE che la situazione si risolva, in modo che l’attrezzatura raggiunga il livello di utilizzo corretto rispetto all’investimento fatto.

Cosa succede, per contro, se lo stesso imprenditore si accorge che una o più delle sue persone si esprime al 60% del potenziale?

E qui rischio di stupirvi: interviene e cerca di fare in modo che la persona migliori la propria prestazione.

Quindi dove sta la differenza?          

Semplice: tutti si accorgono se una attrezzatura o un macchinario lavora al di sotto delle sue potenzialità, in fondo è una questione di numeri, mentre non tutti si accorgono se una persona lavora al di sotto delle sue potenzialità.

In effetti per le persone non è una questione di numeri, ma di sensibilità ed attenzione del capo: è il capo che, ascoltando ed osservando le persone, si accorge del potenziale che si sta disperdendo, ma succede veramente di rado.

I capi italiani sono coinvolti in modo esagerato sull’operatività quotidiana e spesso mi sento dire che non c’è il tempo per approfondire le relazioni con le persone o semplicemente stare con loro ed ascoltarli.

Se non li ascoltiamo (quindi non li conosciamo) come facciamo ad aiutarli ad esprimere il loro potenziale?

Se non esprimono il loro potenziale, vuol dire che qualcosa non è chiaro, qualcosa non li convince.

E se non stiamo con loro come facciamo a far capire cosa serve realmente all’azienda?

Il che significa che ci va bene così e accettiamo che le persone non esprimano il loro potenziale in modo completo; poi però, non lamentiamoci se  la competitività dell’azienda non è come la vorremmo.

La più alta voce di investimento aziendale ( le persone) non merita almeno la stessa attenzione di una attrezzatura o di un macchinario?

Poche settimane fa da un mio cliente si è praticamente fermata l’azienda perché tutti sono andati in produzione a vedere una nuova macchina: sapremo di essere sulla strada giusta quando l’azienda si fermerà perché tutti andranno a dare il loro personale benvenuto ad una persona neo assunta.